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Title: CONOSCIAMOLE MEGLIO: MATILDE COTTINI
Author: Unknown
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Inizia questa settimana con Matilde Cottini un percorso che ci porterĂ  a conoscere, passo dopo passo, tutte le ragazze che compongono la ...
Inizia questa settimana con Matilde Cottini un percorso che ci porterà a conoscere, passo dopo passo, tutte le ragazze che compongono la rosa dell'Hellas Verona 1903. Matilde è stata designata per fungere da prima "cavia" negli esperimenti giornalistici di questo intervistatore alle primissime armi. Impossibile non cominciare da lei che così tanto si è adoperata, assieme al Mister Stefano Ragno, per rendere l'Hellas Femminile una realtà.
Complici le birre che le offro in cambio della sua partecipazione al supplizio, Matilde supera i primi imbarazzi e sfodera subito tutta la sua parlantina. Difficile per me rimanere serio quando mi racconta che "questa squadra è il nostro bambino", alludendo al grande lavoro compiuto in estate dal dinamico duo Ragno-Cottini; oppure quando, rispondendo alla mia domanda sul suo cartone animato preferito, si mette a cantare in mezzo al bar la sigla di "Rossana dai pensaci un po' tu...", che lei ricorda perfettamente. Non stento a crederle quando, parlandomi del torneo organizzato in estate per raccogliere fondi, mi rivela di aver animato la giornata megafono alla mano. Poi ritratta, dichiarando di aver solo coordinato l'evento (aggiornando i punteggi, chiamando le squadre ecc..). Ma non mi convince del tutto.
Capisco subito che non basterebbero cento interviste di Oriana Fallaci per rendere la complessitĂ  di questo personaggio, divertente allo stremo, ma riflessivo e riservato al tempo stesso. Un difetto? La tendenza a sminuirsi. Ma ci lavoreremo su.
Dice di non essere esperta di film ma quando le chiedo di citarmene uno ricorda una pellicola incantevole di Robin Williams, uno dei miei attori preferiti. Altri punti guadagnati da Matilde.
"Gruppo" è una delle parole che ricorrono maggiormente quando parla di calcio. E in questo dimostra di avere la stoffa per diventare un grande capitano. Dopo averla conosciuta sono certo che ce la farà.

1) Com'è nata l'idea di fondare ex-novo una squadra di calcetto e che difficoltà avete incontrato nelle prime fasi di realizzazione del progetto?
Tutto è partito da Stefano. Terminato il campionato, nella scorsa stagione, ci ha riunite proponendoci la sua idea: partecipare alla fondazione di una squadra nuova, ripartendo da zero in serie D. Dopo l'entusiasmo iniziale, varie vicissitudini hanno fatto sì che a portare avanti il progetto fossimo rimasti solo io e lui. Ci siamo trovati in sintonia da subito, passavamo le giornate al telefono per organizzare anche i dettagli piĂ¹ marginali. In quel periodo sono arrivata a sentirlo piĂ¹ di quanto non sentissi i miei stessi genitori. Senza questa sintonia il progetto sarebbe fallito di certo.
Il primo grosso scoglio da superare è stato quello di reperire i fondi necessari. Ricordo un giorno surreale in cui io e lui ci siamo dedicati a passare in rassegna tutti i bar di Corso Milano per cercare di convincere i proprietari a sponsorizzarci. Inutile dire che abbiamo trovato poco riscontro. Ce la siamo comunque cavata in altro modo. In questo senso, abbiamo riscosso un bel successo con il torneo organizzato all'Area Poggi: 17 squadre, un sole bellissimo, tanto divertimento. A questa fase è seguita poi quella della selezione delle giocatrici. Insomma, un grosso lavoro.

2) Descriviti come persona e come giocatrice
Sono una persona dalle mille sfaccettature. Ăˆ difficile esaurire una volta per tutte il mio carattere attraverso pochi aggettivi. Di certo sono lunatica, il mio atteggiamento fuori dal campo dipende molto da come mi sento in quel particolare momento. Tendenzialmente perĂ², quando sto con le altre persone, mi piace essere aperta, estroversa, parlare ma allo stesso tempo ascoltare quello che ha da dire chi mi circonda. L'ascolto per me è fondamentale, sono una brava ascoltatrice. Mi piace molto far ridere gli altri, far divertire le persone, creare un'atmosfera distesa e rilassata.
In campo invece sono un po' diversa. A volte mi faccio prendere dall'agitazione. Anche in quelle occasioni perĂ² dipende dal momento. In certi casi sono concentrata al 100% e riesco a giocare bene usando la testa, ma puĂ² capitare anche la giornata in cui mi sono dimenticata di collegare il cervello ai piedi e tutto mi riesce piĂ¹ difficile.

3) Ăˆ questo il limite che vorresti migliorare in questa stagione?
Sì esatto, voglio migliorare nella continuità e nella concentrazione, in campo tendo ancora a prendermela troppo con me stessa quando non mi riescono le cose, e tutto poi si ripercuote sulla squadra e sul mio gioco.

4) Qual è e com'è nato il tuo approccio al calcio?
Il mio primo contatto con il pallone è avvenuto alle elementari, con i miei compagni di classe che dopo un gol segnato in una partitella a scuola mi hanno invitata a giocare nella loro squadra.
Il contributo piĂ¹ grande nell'indirizzarmi verso il calcio è arrivato perĂ² dai miei cugini. Entrambi piĂ¹ grandi di me, sono stati i miei idoli indiscussi. Fin da piccolissima cercavo di replicare quelle che ai miei occhi erano le loro imprese. Loro riuscivano ad andare in bici senza rotelline? Io subito a provarci per non essere da meno. Il fatto che loro avessero 6-7 anni piĂ¹ di me costituiva un dettaglio del tutto irrilevante. Voli "da fogo" finchĂ© non ho imparato. Entrambi giocavano a calcio e il desiderio di emularli ha contribuito ulteriormente a indirizzarmi verso quel mondo. Da lì in avanti il pallone è diventato per me una vera e propria passione, una valvola di sfogo essenziale nella mia vita.
Crescendo mi sono dedicata anche ad altri sport, soprattutto al nuoto, ma all'inizio delle scuole superiori ho ripreso con il pallone. Per me non c'era paragone: il calcio è uno sport di squadra, e praticarlo mi ha sempre regalato emozioni che il nuoto, come sport individuale, non è mai riuscito a darmi. A nuotare ero molto brava. Tuttora mia mamma mi rimprovera scherzosamente perchĂ© se avessi continuato a praticare quella disciplina avrei potuto probabilmente competere a livelli agonistici. Ma io amavo molto di piĂ¹ vivere lo sport e le emozioni della gara all'interno di un gruppo. Grazie al calcio ho potuto conoscere persone nuove che mi hanno lasciato tanto, in positivo e in negativo. Il confronto con i loro caratteri e le loro diverse personalitĂ  mi hanno mostrato punti di vista nuovi sulla vita. E per me il calcio è proprio questo. Molto piĂ¹ che il semplice gioco in sĂ©, è tutto quell'insieme di persone e situazioni che questo sport riesce a veicolare. Il gruppo, la squadra, queste sono cose che contano, il singolo da solo non puĂ² fare nulla.

5) Qual è la persona che in questi anni ti ha influenzata di piĂ¹, alla quale sei piĂ¹ debitrice?
Sicuramente Francesca Brutti, che quest'anno è mia compagna di squadra qui all'Hellas. Finalmente siamo riuscite a ricongiungerci. Ăˆ stata il mio primo capitano nel calcio a 11. La prima compagna che mi ha presa veramente sul serio, che si è interessata alla mia crescita, che mi ha dato consigli, anche prendendomi per le orecchie quando era il caso, che mi ha incoraggiata a non mollare e a dare tutto anche nei momenti difficili. Le devo molto. Averla quest'anno è fantastico. Mi fa ridere perĂ² il fatto che con gli anni si siano invertiti i ruoli, ora sono io a fare il capitano.

6) A proposito di capitano, cosa significa per te ricoprire questo ruolo e che tipo di capitano vorresti essere?
Prendo molto sul serio questo incarico. Fare il capitano significa rappresentare queste ragazze e questa squadra, contribuire a mantenere un buon clima nello spogliatoio e in campo. Significa mettermi in discussione come persona e come giocatrice per crescere assieme al gruppo. Mi gratifica enormemente sapere che le mie compagne mi hanno scelta per ricoprire questo ruolo importantissimo. Vorrei riuscire a essere un capitano carismatico che sa spronare le compagne e prendersi la squadra sulle spalle per portarla in cima al mondo quando la situazione si mette male. Vorrei essere un capitano di questo tipo.

7) Di cosa ti occupi nella vita quando non giochi?
Lavoro nell'azienda agricola di famiglia. Curo le fasi di produzione del vino, dal vigneto alla cantina. Sono anche una sommelier, quindi mi occupo di accogliere la clientela "raccontando" il vino, presentandone cioè caratteristiche tecniche, suggerendone abbinamenti e descrivendone la specifica identità.

8) Parlami di un film che riguardi sempre con piacere
Sceglierne uno in particolare non è facile, comunque ti dico "Patch Adams" con Robin Williams. Mi ha colpito molto. Mi ha insegnato l'importanza della disponibilità all'ascolto degli altri e soprattutto che ridere è una cosa seria.

9) I tuoi cartoni animati preferiti di quando eri piccola?
Da piccola seguivo sempre "Rossana", correvo a casa dal rientro scolastico per vederlo. Tra i classici Disney invece è difficilissimo scegliere, sono tutti stupendi, se proprio dovessi farlo direi "Il re leone". Ogni volta che lo rivedevo da piccola chiedevo a mia mamma se Mufasa quella volta sarebbe riuscito a sopravvivere e lei mi assecondava, mi rispondeva "non lo so, proviamo a guardarlo assieme". Tuttora la scena di Mufasa che muore è sconvolgente, mi commuove, mi fa star male per un giorno intero.

10) Il tuo cibo preferito?
Sono a dieta, non potrei/dovrei parlare di cibo. PerĂ² dico marmellata. Alle pesche, alle prugne o alle fragole, è la fine del mondo.

11) Capo d'abbigliamento preferito?
Guarda ti dico solo che mia mamma e mia sorella stanno progettando di farmi partecipare a "Ma come ti vesti?!", un programma in cui i conduttori tentano di ammodernare il guardaroba della povera malcapitata di turno.

12) Parlami dell'ultimo libro che hai letto?
Me lo ha consigliato mia nonna, s'intitola "Il centenario che saltĂ² dalla finestra e scomparve". Parla di questo anziano signore che il giorno del suo centesimo compleanno scappa dalla finestra della casa di riposo di cui è ospite. Da quel momento iniziano le sue avventure. Fa ridere "a buso".


Giunti alla fine ci salutiamo, e io torno a casa con la consapevolezza che la prima intervista della mia vita sarĂ  destinata a rimanere di certo anche la piĂ¹ divertente.


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